di Sandro D’Alessandro
Sulla base di ciò che è stato affermato nei paragrafi precedenti riguardo le capacità mimetiche del Geco comune e di quanto sarà qui evidenziato sulla variazione di cambiare colore in base a quanto presente nel campo visivo dell’animale, l’apparato visivo del Geco comune assumerebbe un rilievo di eccezionale importanza, in quanto la sua caratteristica di predare gli Insetti di notte sarebbe correlabile in misura assolutamente non trascurabile ad una sua particolare acuità visiva anche nelle ore di scarsa illuminazione.
Il particolare della pupilla estremamente modificabile, al punto da poter essere ridotta ad una sottile linea, rende conto della capacità del piccolo Rettile di adattare la sensibilità dell’occhio all’illuminazione circostante. Si confronti al riguardo la dilatazione della pupilla del piccolo Geco in quelle, fra le foto successive, in cui detto foro è evidente e la si confronti con quella sottilissima visibile nella foto n° 5 in cui, benché l’animale non sia esposto alla luce solare diretta, esso è circondato da una luce abbagliante, riflessa com’è da un imponente ed esteso muro di colore chiaro tutto attorno all’animale. Tale straordinaria capacità di dilatazione e di restringimento rende conto della capacità che ha l’animale di adattarsi per una certa misura all’oscurità.
Con la premessa che il Camaleonte non è, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, una specie “esotica”, per il semplice fatto di essere presente Italia per lo meno da diversi secoli – se non da millenni[1] – il Geco, il comunissimo animaletto così frequente da vedere sui muri delle case, meglio se diroccati[2], è un Rettile a tutti gli effetti autoctono nel nostro Paese.
Anche se purtroppo alcuni problemi a carico del supporto informatico su cui erano state memorizzate hanno portato alla perdita delle foto più rappresentative ed eloquenti in assoluto, le più indicative in tal senso, quelle (scattate in un’altra occasione) a corredo del presente articolo possono essere ugualmente ritenute in grado di documentare in modo inoppugnabile quanto scritto in queste pagine.
Nelle seguenti foto, dalla n° 1 alla n° 6, viene mostrato lo stesso piccolo Geco comune in una serie, ordinata cronologicamente, di scatti della durata complessiva di circa 3 minuti. L’evidenza delle variazioni di colore del piccolo animale è stata resa possibile dall’adozione di una sequenza di scatti fotografici a brevi intervalli, scatti che hanno permesso di registrare le variazioni di colore dell’animale a seconda del colore dell’immagine ambientale così come essa appariva volta per volta al piccolo Sauro. Preciso che ciò che era visto dal Geco non corrispondeva esattamente a ciò che viene visto da chi osserva le foto, in quanto l’animaletto poteva vedere anche chi (il sottoscritto), scattando le foto dietro l’obiettivo, si avvicinava volta per volta all’animale. È opportuno tenere conto di questo (con la precisazione che lo scrivente indossava una tuta in tinta unita grigia mentre scattava le foto) per avere contezza delle variazioni di colore delle prime quattro foto della serie.
Appare davvero singolare la spettacolare variazione di colore di questo piccolo Geco comune. Si tratta di un esemplare che, avvistato da alcuni metri di distanza su una porta di una casa in pietrame a secco mentre era in possesso di un colore compatibile con quello del legno della porta, ha iniziato progressivamente a cambiare colore. Il colore del Geco è infatti diventato grigio, assumendo una colorazione discroma con quella dell’ambiente circostante, man mano che mi avvicinavo; a distanza di mesi, nel riosservare le foto, il perché della colorazione grigia ha costituito per me un dilemma…. finché non mi sono ricordato che indossavo una giacca grigia! Le foto riportate nell’articolo hanno un valore documentale, in quanto, anche volendo prescindere dall’adeguamento della livrea dell’animale al colore “ambientale” dominante (rivelatosi essere volta per volta il colore della porta, quello della mia giacca – non rilevabile dalle foto – e quello del muro, visibile nelle foto seguenti), esse testimoniano la variazione del colore dell’animale.
Tecnicamente, riportate nell’ordine in cui sono state scattate, tali foto sono state acquisite con la modalità di scatto “in sequenza” e lo scatto è avvenuto a distanza di secondi o frazioni di secondo l’uno dall’altro, nel corso del mio tentativo di avvicinamento in maniera poco brusca per non allarmare l’animale e non indurlo ad una fuga precipitosa.
La variazione documentata permette di fare alcune riflessioni. In primo luogo, il Geco comune cambia colore adattandosi a quelli che sono i toni dell’ambiente circostante ma, in caso di un fattore di disturbo o comunque di un fattore che desta la sua attenzione, l‘animale può fissarsi sul colore di quest’ultimo ed acquisirne i toni. Perché ciò si verifichi devono probabilmente essere fatte salve due condizioni: la rilevanza del fenomeno e la “sorpresa” (discostamento dalle condizioni abituali, che l’animale si aspetta) che essa ingenera nel Geco.
Il processo potrebbe essere spiegato con la necessità dell’animale di adattarsi istantaneamente alle condizioni ambientali in cui esso si trova: così, nel passare da un substrato roccioso ad uno in cui sia invece presente vegetazione, è opportuno che esso vi si mimetizzi in poco tempo, in modo da non dar modo alle sue eventuali prede – o ai suoi eventuali predatori – di notare l’animaletto (che, vale la pena di ricordarlo, si caratterizza per una relativa lentezza di movimenti e per una intrinseca incapacità nel mantenere per molto tempo velocità idonee a raggiungere le prede di cui si nutre o a sfuggire agli attacchi dei predatori).
Con molta probabilità l’assunzione di una data colorazione è indipendente dalla volontà“ del Geco, ma viene assunta automaticamente in base ai toni che dominano l’orizzonte visivo che esso ha a disposizione.
In caso contrario, bisognerebbe attribuire al Geco una capacità di controllo di incredibile precisione, pressoché fotografica, nel rilevare i colori, le variazioni di tonalità e le successioni dei colori che si stemperano l’uno nell’altro, adeguando i toni del corpo e persino “frammentandolo” in termini cromatici in relazione all’ambiente circostante.
E’ infatti sorprendente l’efficienza dell’animaletto nel cambiare colore, adattando il suo corpo persino a quelle che sono le sfumature dell’ambiente circostante. Considerata l’abitudine del piccolo Sauro di cacciare gli Insetti presenti nelle sue vicinanze, è plausibile che il suo sguardo metta a fuoco i soggetti posti nell’immediatezza e si fissi su tonalità cromatiche non troppo distanti, stante la stringente necessità che esso ha di mettere a fuoco piccoli particolari a breve distanza. A meno che il soggetto avente una data colorazione non sia molto grande, tale da occupare buona parte dell’orizzonte dell‘animale. In questo caso non è evidentemente richiesta una grande accuratezza dell’immagine come invece nella precisione con cui l’animale riproduce le colorazioni ad esso contigue, ma è sufficiente l’adozione di un mantello“ coerente con i toni dell’ambiente posto superiormente.
Nell’esaminare alcune delle foto a corredo dell’articolo, che testimoniano in maniera incontrovertibile la capacità del Geco comune di cambiare colore adattandolo a quello dell’ambiente, appare inoltre evidente la possibilità che l’animaletto ha di “frammentare” la colorazione del suo corpo, scomponendone l’immagine al punto da adattarlo alle sfumature di colore che insistono in corrispondenza delle diverse parti del suo corpo.
Una cosa sorprendente è che ciò – al pari peraltro dei Molluschi cefalopodi come Polpo e Seppia – avviene anche in parti del corpo che sono presumibilmente al di fuori della capacità visiva dell’animale, il quale non avrebbe pertanto la possibilità di regolare a livello centrale, per mezzo delle informazioni provenienti dalle immagini visualizzate, le diverse tonalità di colore che il suo organismo assume.
Un’altra cosa che appare strabiliante è che anche l’occhio del Geco assume il colore del proprio campo visivo, fatto questo ben evidente nelle foto n° 4 e 5 che, come già detto, si riferiscono allo stesso Geco. Da quest’osservazione deriva una subitanea variazione della colorazione che avviene a livello dei pigmenti oculari forse prima ancora che nel resto del corpo, e da qui si potrebbe essere indotti a pensare che la colorazione del corpo sia sincrona con quella delle sclere dell’occhio, se un’ipotesi del genere non fosse è prontamente smentita dall’osservazione che il corpo del Geco imita i dettagli della colorazione del substrato anche in corrispondenza di quelle parti del corpo al di fuori del campo visivo dell’animale.
Ritornando al fatto che il Geco assume colorazioni differenti anche in zone del suo corpo al di fuori del suo raggio visivo, ciò potrebbe dar vita ad ipotesi sicuramente suggestive ma poco sostenibili, come ad es. quella di giungere a presupporre una sorta di “intelligenza” del corpo dell’animale, che in ogni suo millimetro quadrato prenderebbe cognizione dei toni e delle sfumature di colore presenti nell’ambiente circostante e “si regolerebbe” di conseguenza, acquisendone non già i cromatismi, ma addirittura l’andamento e le sfumature delle linee, che vengono assunte con una precisione geometrica che ne riproduce finanche le discontinuità.
Di fatto, la minuziosità con cui esso è in grado di riproporre colorazioni, toni e sfumature anche in parti del suo corpo che sono al di fuori del suo campo visivo, caratteristica che ricorda in un certo qual modo il Camaleonte ma anche organismi appartenenti a categorie sistematiche ben differenti, come Polpi e Seppie, è una caratteristica molto difficile da spiegare.
Peraltro, si rileva come una dipendenza dalle tonalità percepite con l’immagine visiva esista innegabilmente; ciò è particolarmente evidente nella foto n° 9, ma rende ragione anche delle colorazioni documentate in molte delle altre immagini a corredo di questo lavoro.
Come appare evidente nella foto appena menzionata, i Gechi comuni hanno la possibilità di adattare il colore del proprio corpo a quelle che sono le picchiettature dell’ambiente, al punto che tali animali potrebbero essere in grado di rendersi pressoché invisibili ad uno sguardo poco attento, se non ci fosse la tridimensionalità della loro figura a dare risalto al loro corpo, che risulta in ogni caso ben più appariscente di quello che può sembrare in foto.
Per contro, essi non sembrano particolarmente idonei a mutare colore quando sono sugli alberi come il loro ben più famoso cugino, il Camaleonte, rispetto al quale i nostri Gechi potrebbero essere indicati come una sorta di “specie vicariante”, potendo essi fare sui muri ciò che il Camaleonte fa sulle piante.
La foto precedente rende ragione dell’accostamento dei toni del Geco a quelli dell’ambiente: ognuna delle sfumature di colore del muro è stata assunta dall’animale, che ne ripropone anche l’andamento a chiazze. Da notare poi che, come già visibile in altre foto precedenti, perfino il colore dell’occhio è perfettamente in linea con i colori dell’ambiente.
L’adeguamento del colore del corpo alle tonalità dell’ambiente adiacente può essere illustrato nella foto sopra, in cui sono raffigurati due Gechi comuni fotografati sul muro di una vecchia casa colonica: come si vede, essi presentano una livrea visibilmente diversa, senza che sia apparentemente dato modo di capire quale sia il motivo di questa differente colorazione.
Ad un esame più approfondito, in pieno accordo con l’ipotesi fatta precedentemente, si notano nelle immediate vicinanze dei Gechi delle variazioni di colore sul muro che appaiono del tutto concordi con le rispettive colorazioni dei due animali: si nota infatti una marcata corrispondenza fra ciò che è nei primi piani del campo visivo di ogni Geco e, rispettivamente, le livree dei due animali, che si accordano perfettamente con la tonalità e la distribuzione dei colori delle zone di muro ad essi immediatamente adiacenti.
Osservando la foto con una certa attenzione, è infatti possibile rilevare come il Geco posto superiormente, di colore più scuro, è su un tratto di muro caratterizzato sia da una colorazione scura dei Licheni che lo ricoprono che dalla presenza di piccoli anfratti che determinano condizioni di ombreggiamento e di chiaro/scuro; viceversa, il Geco posto inferiormente, caratterizzato da tonalità giallastre con picchiettature bianche, è su un tratto di muro con Licheni di colore giallastro e biancastro, oltre che senza crepe o anfrattuosità.
A ben vedere la faccenda rende conto in modo molto circostanziato della straordinaria complessità delle forme di vita, anche di quelle ritenute a torto “minori” (termine che potrebbe anche ingenerare, in chi lo sente, la falsa convinzione di un’estrema semplificazione delle strutture, semplificazione del tutto inadeguata a descrivere non già il Geco o un altro appartenente alla Classe dei Rettili, ma una qualsiasi forma vivente).
Per definizione, il concetto stesso di “vivente” è assolutamente incompatibile con il concetto di “semplice”: se ciò poteva essere accettabile nei secoli scorsi, quando, a causa dell’estrema semplificazione dei mezzi di ricerca, non si aveva nemmeno una pallida idea della complessità che caratterizza a tutti i livelli il mondo vivente, non è assolutamente scusabile oggi, in un’epoca in cui l’estrema sofisticatezza dei mezzi di indagine non lascia né può più permettersi di lasciare spazio ad approssimazioni che, anche a livello terminologico, che non sono più giustificabili né tantomeno scusabili.
Chiunque abbia un minimo di esperienza nell’osservazione delle cose della natura non può non rendersi conto che la vita in sé è a tutti i livelli l’espressione stessa di una complessità straordinaria, ben difficilmente percepibile “ad integrum” e difficilmente rinchiudibile in parole, idee, teorie, paradigmi, ecc. umani allo stesso modo che come se si trattasse di enunciare una regola matematica o di descrivere un processo chimico.
Note
[1] Leggasi a tale proposito “Oriundi d’Oriente”, dello stesso autore, pubblicato sulla Rivista “Silvae” e disponibile sul web https://www.academia.edu/3767530/Oriundi_doriente
[2] Il Geco si avvantaggia della vicinanza con l’Uomo, potendo nei pressi delle abitazioni sfruttare l’illuminazione artificiale che richiama gli Insetti di cui si nutre; tuttavia, è innegabile che questo animale, in presenza della nostra specie, venga di regola ucciso o comunque allontanato per paura o per superstizione.
Per i paragrafi precedenti:
Nuove scoperte sullo straordinario mondo dei Gechi (prima parte)
Nuove scoperte sullo straordinario mondo dei Gechi (seconda parte)
Nuove scoperte sullo straordinario mondo dei Gechi (terza parte)
Molto interessante!!